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Profilo
storico
Il nome "Carbonate" discende probabilmente dal nome personale romano
"Carbone", riferibile con buona attendibilità a qualche importante
famiglia proprietaria di possedimenti rurali del luogo; il suffisso
-ate starebbe appunto a indicare tale derivazione.
Le origini di Carbonate, per quanto non chiaramente identificabili,
sono senza dubbio assai remote.
Non risulta essere mai stato reperito materiale archeologico utile
a documentare le vicende del paese nelle fasi più antiche della
sua storia; tuttavia dall'esame dei documenti disponibili a partire
dal IX secolo e dall'analisi della toponomastica locale, si può
ricostruire indirettamente la fisionomia che Carbonate dovette avere
durante la denominazione romana e nel corso del Medioevo, ossia
quella tipica del Comune rurale, derivante da un antico "vicus"
, a sua volta organizzato su un preesistente insediamento, riconducibile
a originari elementi liguri.
Un'importante citazione del paese risale al X secolo, allorché i
milanesi e l'arcivescovo Landolfo da Carcano si scontrarono "in
campo carbonariae" (come riporta l' Arnulphi liber primus historiae
Mediolanensis, cap.X, in L.A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores,
tomo IV, Milano, 1723). .
E' incerto l'anno della battaglia, indicato nel 980, nel 983 o 984,
o nel 979. Sebbene non sia neppure possibile identificare con sicurezza
il campus Carbonariae con Carbonate, al ricordo dello scontro è
ispirato lo stemma del paese, che riproduce l'antico castello intorno
al quale sarebbe avvenuta la battaglia e del quale oggi non rimane
traccia; dietro ad esso, a guisa di croce di Sant'Andrea, sono poste
un alabarda e uno spadone.
Successivamente Carbonate, come molti Comuni della zona, fece parte
del Contado del Seprio. Nel Cinquecento, insieme con il comprensorio
di Limido Comasco, costituì la Signoria di Lurago, da cui trassero
il nome i Luraghi, i primi signori che la governarono.
Nel 1510 Carbonate fu devastato se non addirittura distrutto dalle
truppe svizzere del Cardinale di Sion, chiamato dal papa Giulio
II contro i Francesi. Nel 1538, dopo che il paese si era parzialmente
ripreso dal terribile disastro, divenne signore della zona Giovan
Battista Porro. Il 4 Giugno 1593 fu smembrato il feudo di Appiano,
di cui Carbonate era entrato nel frattempo a far parte, e presero
il potere i fratelli Melchiorre e Baldassarre Briglia, i cui discendenti
esercitarono i diritti feudali sul paese fino alla metà del Seicento.
Nel 1650, la comunità di Carbonate si riscattò dall'infeudazione,
dietro pagamento di un consistente tributo, e si liberò così della
servitù feudale, garantendosi la libertà anche per il futuro.
Nel frattempo, a partire dalla metà del Cinquecento, si era andato
di fatto il potere della famiglia Moneta, che aveva acquisito il
diritto di patronato sulla chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta.
Fino agli ultimi decenni del Settecento, i Moneta esercitarono una
spiccata influenza nelle vicende del paese, ove lasciarono varie
tracce: particolarmente significativa è la chiesetta di S. Giovanni
all'Abbondanza, edificata per volontà di Gaspare Moneta fra il 1717
e il 1720. La vita di Carbonate seguì per secoli i ritmi propri
del villaggio rurale, che, oltre ad essere esposto agli "incerti"
del tempo, era vessato da tasse, dazi e gabelle di ogni genere.
Ciò rendeva miserabili le condizioni di una popolazione già povera,
talora stremata da eventi drammatici, come le pestilenze del 1576
e del 1630, le varie epidemie di tifo, di vaiolo e di colera che
imperversarono a più riprese nel corso dell'Ottocento, le ricorrenti
carestie, o, infine, le periodiche esondazioni dei torrenti Gradeluso,
Rabaù e Tinella, che devastavano le povere abitazioni dei contadini
e riempivano di detriti le campagne. Va ricordato, a tale proposito,
l'imponente piano di interventi attuato nella seconda metà del Settecento
per l'inalveazione e la separazione del corso dei tre torrenti,
così da poterne contenere le piene, anche di grande portata.
La fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento portarono rapidi
e radicali mutamenti nella fisionomia di Carbonate. Il declinare
dell'economia agricola, parallelamente allo sviluppo del processo
di industrializzazione, a cominciare dall'apertura della manifattura
Torley, determinò il progressivo abbandono delle cascine e il sorgere
di consistenti insediamenti di piccole industrie e di imprese artigiane,
che favorirono l'occupazione di manodopera maschile e femminile.
La vicinanza di grandi città come Milano e la presenza di collegamenti
stradali e ferroviari resero l'ubicazione di Carbonate assai interessante;
ciò spiega, tra l'altro, la notevole entità del flusso di immigrazione
verificatosi soprattutto dalle regioni del Sud negli anni Sessanta
e Settanta.
La popolazione, che con lenta gradualità era passata dalle 224 anime
del 1568 alle 462 del 1805 e poi alle 930 del 1932, nel giro di
pochi decenni si è quasi triplicata: se infatti nel 1953 gli abitanti
erano 1.216, all'inizio del 2003 erano diventati 2658. A ciò si
è accompagnato un processo di ammodernamento e di autonomia sul
piano amministrativo, di cui un passaggio significativo è stata
la ricostruzione del Comune autonomo di Carbonate, dopo che il Regio
Decreto n. 1971 del 10 agosto 1928 aveva sancito la fusione dei
Comuni di Mozzate, Carbonate e Locate Varesino in un unica entità
denominata "Comune di Seprio", retta da un podestà di nomina governativa.
L'autonomia del Comune di Carbonate fu sancita con Decreto del Presidente
della Repubblica n. 615 del 30 maggio 1953, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale del 29 agosto 1953; per assicurare il regolare funzionamento
del nuovo Comune, il Prefetto della Provincia di Como, con proprio
decreto del 12 settembre 1953, nominò Commissario prefettizio il
comm. Vasco Bruttomesso, che si insediò il 13 settembre successivo.
Il 50° anniversario di tale evento è stato ricordato con una serie
di manifestazioni nel mese di settembre 2003.
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