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Personaggi
Il Trio di Fisarmoniche Ramponi
Come ogni storia che si rispetti è d'obbligo cominciare con la
presentazione dei protagonisti. Il trio di Fisarmoniche più famoso
fra i carbonatesi era inizialmente composto dai tre fratelli Ramponi:
Giacomo (classe 1911), Gaspare (classe 1922), Angelo (classe 1924),
tutti nati e abitanti in paese e ovviamente appassionati di fisarmonica.
L'amore per questo strumento li ha portò ben presto ad raggiungere
una buona preparazione musicale; con le loro fisarmoniche allietavano
raduni dell'Ente del Turismo di Como, partecipando anche a vari
concorsi, ottenendo fra il 1938 e il 1941 dei grandi successi, finché
la guerra li divise: Giacomo si trasferì a Novi Ligure, Gaspare
a Trieste e Angelo a Torino.
Dopo l'armistizio i fratelli si ritrovarono fra i rifugiati in Svizzera,
dove riprendono a suonare le loro fisarmoniche. Dopo dure giornate
di lavoro sulle strade di montagna o nelle fattorie alpine i Ramponi
si esibiscono con artisti internazionali in serate musicali nelle
varie residenze dei nostri rifugiati.
Al ritorno in patria riprendono la loro attività musicale ritrovandosi
con altri musicisti, formando il "Complesso di Arte Varia dei Fratelli
Ramponi"; oltre alle tre fisarmoniche dimostrano di saper suonare
strumenti a fiato, chitarra e batteria. Arriva a far parte del complesso
anche un bravo fisarmonicista, loro coetaneo, il carbonatese Alberto
Volonté, ovvero il nostro fruttivendolo Bertìn, che li accompagnerà
da allora in tutti gli spettacoli. Nel 1946 suonano per l'EIAR di
Milano, l'allora nascente radio nazionale, che diverrà poi la RAI,
nella trasmissione L'ora del contadino.
Ma la notorietà arriva quando la casa discografica Fonit-Cetra incide
vari loro dischi. E poi la volta della RAI del Teatro della Fiera
di Milano dove partecipano tra i pionieri alle prime prove tecniche
della televisione.
La loro notorietà si espande sempre di più e nel 1948 sono ingaggiati
da nomi famosi come la Compagnia Renzi-Tomei , l'Orchestra del Maestro
Danzi ed in quella del mitico Gorni Kramer.
Si esibiscono allora nei maggiori teatri nazionali di Milano, Bologna,
Torino, Napoli e Sardegna. Non disdegnavano però platee più popolari
quali quelle che affollavano i saloni parrocchiali e ritrovi di
paese.
Nel 1952 fanno parte della carovana del 52° Giro d'Italia ottenendo
sempre successi strepitosi in tutte le piazze dove la corsa ciclistica
faceva tappa.
Dal 1956 il Trio Ramponi si esibirà solo a richiesta. Era arrivata
la televisione a svuotare le sale dei teatri di rivista: il pubblico
preferiva starsene a casa o meglio al bar a godersi le "meraviglie"
che il piccolo schermo diffondeva per tutto lo stivale… anche la
divina Wanda Osiris è costretta a cessare le sue attività! Un'epoca
si stava chiudendo irrimediabilmente, i gusti e la gente erano mutati.
Negli anni successivi ogni fratello trova quindi altre occupazioni
e si dedica agli impegni familiari. Gaspare, Angelo e Bertìn sono
ancora tra di noi, mentre il fratello Giacomo suona la fisarmonica
per qualche coro angelico.
Noi carbonatesi li ricordiamo e a loro va il nostro saluto unito
ad un ringraziamento per aver dato tanto al loro pubblico e al nostro
paese.
I Borsani
I Borsani a Carbonate hanno iniziato col Bar-Tabacchi e la pompa
di benzina. Molti ricorderanno la sciura Maria, moglie del sciur
Felice dul Pinèla. Li mostriamo in una foto della famiglia negli
anni '20: al centro i genitori del sciur Felice in piedi dietro
il padre; a destra la sciura Maria.Una donna minuta e affabile e
cordiale, buona con tutti, con una sorta di ritrosia che le faceva
disdegnare di apparire in prima persona. Quando qualcuno nel bisogno
ricorreva a lei era sicuro di ricevere un aiuto, un credito, che
spesso permetteva di riempire la dispensa che, nel dopoguerra, era
vuota per molti.
Il sciur Felice poi, dietro al bancone, sembrava un burbero di modi
spicci, mentre invece in fondo in fondo, nell'assecondare la moglie
quando decideva di favorire qualcuno, dimostrava una sua sensibilità
e umanità verso i paesani.
Per i bambini, che giocavano nel cortile del retro del negozio il
pomeriggio, immancabilmente arrivava la sciura Maria con il panino,
in tempi in cui la merenda non era certamente un'abitudine comune
tra la gioventù.
La prima televisione di Carbonate era approdata al Pinèla ed è sempre
stata condivisa con un discreto numero di carbonatesi che accorrevano
numerosi per assistere alle prime trasmissioni della RAI, "Lascia
o raddoppia" in testa. Allora la casa della sciura Maria diventava
la casa di tutti, almeno fino alla fine delle trasmissioni, che
non terminavano mai tardi. Col benessere, finalmente arrivato negli
anni sessanta, le cose sono cambiate in meglio per tutti, sono cominciati
a circolare i danée e il ricorso ai Pinèla è divenuto meno frequente.
Tuttavia il ricordo di aver potuto contare sul fatto di avere da
mangiare, anche col portafoglio vuoto, è sempre rimasto vivo nel
cuore dei paesani di Carbonate.
Ancora oggi, dopo tanti anni ul Pinèla è sempre un riferimento per
il paese.
"Ul Silvio pustin"
Chi non si ricorda del Silvio pustin? Chi non ricorda il suo sorriso,
la sua allegria contagiosa?
Silvio Maccacaro nasce a Saronno l'8 marzo 1926 in una famiglia,
che come era comune allora, era composta da otto persone.
Lui era il quinto di cinque fratelli maschi, ai quali si aggiunse
una sorella nata cinque anni dopo. La famiglia risiedeva nella ormai
scomparsa Tancaia.
Per Silvio diventare postino è stato come compiere una missione:
viene assunto alle Poste Italiane nel 1962 e da allora comincia
a fare il giro del paese in bicicletta con la tracolla della corrispondenza.
Il giro della posta gli permetteva di conoscere tutta la gente di
Carbonate e con loro si intratteneva con modi amichevoli e scherzosi
che andavano ben oltre il normale il rapporto di lavoro.
Un suo classico comportamento era la consegna della cartolina di
chiamata alla Leva che avveniva sfoderando un repertorio di vecchi
canti da soldato: la commozione delle mamme dei futuri militari
era garantita!
Amici ne aveva tanti, nemici di certo nessuno se dimentichiamo i
cani che lo vedevano arrivare e suonare per consegnare le lettere
e che dal loro abbaiare sembravano volerlo sbranare alla prima occasione.
Qualcuno ricorda che all'avvento dell'IVA, scherzando diceva che
per lui era una brutta giornata perché avevano istituito una tassa
anche sui pelati. E come possiamo vedere dalla fotografia che lo
ritrae nel 1986, aveva di che temere!
Per le Poste Italiane ha lavorato ininterrottamente fino al 1986,
quando fu colto dalla malattia che prematuramente, nell'anno successivo,
l'ha sottratto alla famiglia e a tutti noi.
La gente di Carbonate però lo conosceva e stimava anche per la sua
seconda attività ufficiale, quella di sacrìsta.
Anche in questa attività si distingueva, oltre che per la cura nel
disporre gli addobbi nella chiesa, per il tocco particolarmente
gioioso che sapeva imprimere alle campane e che era ben altra cosa
di quello meccanico di oggi.
Le scampanate a festa erano per lui uno dei modi per celebrare la
solennità del Signore.
Non ci ha mai fatto mancare questo segno di gioia, sia quando per
suonare le campane serviva la forza delle braccia, sia quando serviva
interpretare lo svolgersi di una particolare cerimonia liturgica,
perché suonare le campane è a modo suo un'arte.
Ti salutiamo caro Silvio e ti sentiamo ancora vicino nel suono delle
tue campane, mandaci una cartolina da lassù.
Fonte del testo
Matteo Colaone , I nost gent da carbunàa
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